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Avvocato Rotale e Dottore in Giurisprudenza Civile |
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Migranti e Rifugiati in cerca di migliori condizioni di vita per sé e per i propri congiunti e familiari
* * * Qualcuno ha sorriso, altri hanno fatto altri tipi di commento nell’apprendere dal giornale quotidiano <Il Tirreno - Cronaca di Lucca> la notizia di seguito indicata:
Non c’è problema per quanto mi riguarda. Le motivazioni, per cui ho accolto questo incarico, più onorifico che altro, sono certamente legate alla mia coscienza civile e religiosa, che non chiedo debba essere condivisa da altri.
Lungo ormai tanti anni di mia professione di avvocato rotale ho incontrato persone dei più vari ambienti culturali e religiosi sia in Vaticano che in Europa (Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Portogallo, Slovenia, Romania, Malta) per miei viaggi di lavoro professionale e di studio e ricerca scientifica.
Ho così incontrato cristiani battezzati come me nella Chiesa cattolica di Roma o in Chiese cristiane unite con quella di Roma, cristiani della Chiesa cattolica luterana, anglicana, valdese, cristiani della Chiesa ortodossa, ebrei, musulmani, atei, ecc…
C’è un profilo civile squisitamente umanitario e di appartenenza alla Grande Famiglia Umana e c’è un profilo religioso che mi ha sospinto e mi ispira ad essere quello che sono in relazione ad altre culture e ad altre confessioni religiose.
Indubbiamente io sono figlio del mio tempo ma in modo particolare di quel tempo in cui si tenne quella Grande Riflessione, che i Padri della Chiesa cattolica fecero, fra loro ma nell’interesse più che testimoniato anche di tanti altri nel mondo, durante il Concilio Ecumenico Vaticano II (anni 1963-1965), presieduto per una prima parte da Papa Giovanni XXIII e per una seconda parte da Papa Paolo VI.
Per non moltiplicare parole scritte, rinvio ai seguenti interventi fatti recentissimamente dal Santo Padre, il Papa Benedetto XVI.
Mi danno conforto e coraggio e così qui ad essi faccio espresso rinvio, indicandone i link relativi
Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2012
L’accoglienza a migranti e rifugiati, oltre che questione di solidarietà e condivisione, è un’opportunità provvidenziale per rinnovare l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo. Lo scrive il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà il prossimo 15 gennaio sul tema «Migrazioni e nuova evangelizzazione».
Il discorso del Papa nella basilica di Santa Maria degli Angeli
Dio non è «proprietà» dei credenti e nessuno in suo nome può «sentirsi autorizzato alla violenza nei confronti degli altri». È questo l’appello lanciato dal Papa ad Assisi in occasione della giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, apertasi giovedì mattina, 27 ottobre, con l’incontro dei leader religiosi nella basilica di Santa Maria degli Angeli.
Questi discorsi del Santo Padre sono leggibili anche nelle pagine del giornale quotidiano <L’Osservatore Romano>, di cui voglio qui ricordare -da italiano quale io sono, formato alla scuola universitaria laica pisana e a quella pontificia universitaria dell’Ordine Domenicano e a quella dello Studio Rotale, che ha ben presente che Santo Francesco è il Patrono dell’Italia- il bell’articolo di Riccardo Burigana: articolo di cui qui di seguito riporto il link
Mi fa tristezza quanto altri fratelli in Cristo -come ad esempio quelli della FSSPX- scrivono e fanno e promuovono invece al riguardo della <Riunione in Assisi>, criticando pubblicamente
http://www.laportelatine.org/archives/editos/2011/1111rousseau.php
il Papa Benedetto XVI che ha presieduto tale Assemblea interreligiosa e interculturale, secondo quella splendida tradizione che fu instaurata da Papa Giovanni Paolo II.
E mi auguro che la decisione adottata dalla Casa Generalizia il 2 novembre 2011
sia a rettifica di tali critiche, pervenute soprattutto dal distrett0 francese di tale FSSPX, che utilizza il sito in internet denominato <La porte latine>
http://www.laportelatine.org/accueil/accueil.php
E’ pur vero -così come per altro ho riscontrato anche io lungo la Primavera e l’Estate del 2010- che in Francia la Chiesa cattolica francese si misura quotidianamente con un certo senso anche storico della <laicità> http://www.eglise.catholique.fr/eglise-et-societe/laicite/laicite.html che potrebbe aver ingenerato in alcuni settori una certa confusione dottrinale, portando pure a laicizzare gli appartenenti al primo grad0 dei tre gradi previsti per l’Ordine Sacro (diaconato, presbiterato, episcopato).
Si hanno in Francia, quindi, un numero in lievitazione di laici, anche divorziati, che vengono ordinati diaconi. Ma questo percorso non si corregge attraverso una continua polemica invitante all’odio interreligioso e interculturale, proposto non infrequentemente da alcuni esponenti della FASSPX e da dirigenti di sedicenti Associazioni culturali inneggianti aloa lotta contro la cristiano fobia http://www.francejeunessecivitas.com
Inoltre questa esperienza francese del <diaconato permanente> agli uomini sposati e anche divorziati
http://famvin.org/fr/provinces/DiacresCM%20Statuts.html http://www.catholique-guadeloupe.info/services/diaconat-permanent/60/0/index.html http://www.diaconat.cef.fr/8-1.html http://jpdiacre.over-blog.com/article-clip-france-bleu-les-pretres---spiritus-dei-60929877.html http://www.diaconatbordeaux.fr/spip.php?article90 http://www.diocese-poitiers.com.fr/page-daccueil/publications-et-documents/diaconat-permanent-2
pur inquadrata anche in determinati lavori dell’episcopato francese, come il seguente lavoro può darsi che concorra, insieme ad una rilettura e a ben guidate riflessioni intorno a vari basilari documenti conciliari del Concilio Ecumenico Vaticano II, a dare una diversa risposta (forse più rispondente, ad avviso di Incerpi, anche alle vigenti norme del diritto della Chiesa cattolica ad esempio in tema di istituto della separazione matrimoniale canonica oltre che dell’istituto della nullità e dell’annullamento matrimoniale canonici) a molte persone, fedeli di Cristo e della Chiesa cattolica, che hanno avuto un proprio fallimento matrimoniale religioso cattolico ma che ciònonostante desiderano essere in armonia con se stessi e con gli altri e con le competenti e legittimi Autorità della Chiesa cattolica. L’<accoglienza>, dunque, non deve essere riservata solo ai migranti e ai profughi, cristiani e non cristiani, che vanno/vengono in Terre e Paesi diversi da quelli in cui sono nati ma deve essere data anche a tutti i cristiani falliti nel loro rapporto coniugale e che, pur essendo rimasti nella Terra e nel Paese in cui sono nati e in cui sono stati battezzati e in cui continuano a vivere e a lavorare, a loro proprio modo e ciascuno secondo la propria condizione sono “in cammino” : in quel “cammino” verso migliori condizioni di rapporto con altro compagno o con altra compagna di vita rispetto a quello/quella con cui hanno celebrato matrimonio religioso; in quel “cammino di riconciliazione e di pace” in seno a Santa Madre Chiesa a cui la loro coscienza anela. Ecco allora un invito, che in primo luogo Incerpi fa a se stesso e nel contempo da queste pagine anche ad altri, persone di buona volontà: <accogliamo> il nostro prossimo, che ha bisogno di noi, sia che esso appartenga alla stessa cultura per nascita e lingua e tradizioni familiari e locali e religiose sia che esso appartenga ad altra cultura per nascita e lingua e tradizioni familiari e locali e religiose. Fra l’altro la <Provvidenza> è grande: poiché se ben accogli il migrante o il profugo, non sai mai se un giorno o l’altro anche tu potresti trovare per le mille vicende del vivere nelle stesse identiche o simili condizioni. Inoltre ciascun migrante o profugo ben accolto in una terra diversa da quella delle sue origini, diventa negli ambienti della propria terra d’origine un <ambasciatore> (semplicemente ordinario e comunque non parte del Corpo Diplomatico bensì parte della gente comune) della terra, delle persone, delle Istituzioni civili e militari e religiose che lo accolgono nel Paese dove è emigrato o rifugiato. E anche questo aspetto potrebbe essere tenuto presente, poiché in questi tempi di grandi cambiamenti epocali, caratterizzati anche da grandi turbolenze economico-finanziarie non solo in Italia e negli altri Paesi dell’Unione Europea, forse una buona <accoglienza> potrebbe dare molti buoni frutti provvidenziali per tutti: per chi accoglie e per chi è accolto. Plaudo quindi al corso master di <Gestione dei Conflitti Interculturali e Interreligiosi> http://www.mastergeco.it promosso e organizzato dal CISP-UNIPISA http://pace.unipi.it come così al corso per tecnico qualificato in mediazione culturale e linguistica per immigrati, organizzato dallo <IAL-Innovazione Apprendimento Lavoro Toscana srl> in Provincia di Lucca http://www.provincia.lucca.it/formazioneprofessionale/percorsi_elenco_corsi_corso.php?id=2229 : una Provincia, che ha anche la <Scuola per laPace> http://www.provincia.lucca.it/scuolapace
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Nel marzo 2011, mentre deflagrava in Italia la questione dei profughi, preso atto dello <stallo>, in cui dalla fine della primavera del 2009 era piombato il <Progetto LAE>, la LAE ha messo a disposizione gli ettari che possedeva e continua a possedere a tutt’oggi dicembre 2011 sin dal 2007 in Santa Maria del Giudice. Non sono 76 ettari, come riporta erroneamente l’articolo di giornale qui sotto indicato e che è estratto dal quotidiano <Il Tirreno>, bensì il 50% di 76 ettari, destinati sin dall’aprile 2007 alle realizzazione del <Progetto LAE>. Ad ogni modo devesi sottolineare che tale <offerta>, fatta formalmente sia al Ministero della Difesa che al Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana, è caduta nel vuoto. Eppure i profughi e le loro famiglie avrebbero potuto trovare in tali ettari anche un’occasione di lavoro agricolo e di sostentamento per loro e per i loro familiari di quanto concorrente alla loro sopravvivenza materiale a parte il fatto, non certo di poco conto, di poter attrezzare con tende o ad altro vari ettari di terreno per altro serviti anche da conduttore della Geal Spa. Un tempo, infatti, prima dello spopolamento delle campagne in tale ettari, coltivati ad uliveto e vigneto e a frumento oltre che ad altre ordinarie culture agricole (es.: patate, ecc…) e in parte adibiti a pascolo, vivevano più famiglie. Ma evidentemente questo modo di ospitalità dei profughi non rientra nelle logiche ufficiali, che preferiscono dare assistenza passiva anziché assistenza attiva, utilizzante occasioni di lavoro, nel caso di <lavoro agricolo>. Si ritiene invece che la solidarietà fra i popoli debba passare dall’emancipazione dei profughi, che possono trovare accoglienza concorrendo con la propria forza lavoro (ci si riferisce soprattutto agli uomini e alle donne maggiorenni in età e in condizione psicofisica normale) al sostentamento proprio e dei propri familiari né più né meno come facevano altri italiani, nel caso altre famiglie lucchesi, che sino alla metà degli anni sessanta vivevano pressoché interamente dei vari lavori dell’agricoltura e dell’allevamento di animali da pascolo e da cortile. Per altro in tale area lucchese sono pure presenti degli immobili edificati, ovviamente da ristrutturare ma che, una volta ristrutturati, sono ben in grado di ospitare vari nuclei familiari, così come avveniva sino alla fine degli anni sessanta. |