un uomo qualunque

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I am a witness of

clerical wickedness

in the Catholic Church

 

Lucca (Italia), il 17 gennaio 2006

 

A Sua Santità il Papa Benedetto XVI

Curia Romana

Sede Apostolica – 00120 Vaticano

e per conoscenza :

- Al Tribunale della Rota Romana – Sede Apostolica – 00120 Vaticano

- Al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica – Sede Apostolica – 00120 Vaticano

- Alla Segreteria di Stato - Sede Apostolica – 00120 Vaticano

- Al Pontificio Consiglio per i LAICI - Sede Apostolica - 00120 Vaticano

- Al Tribunale Ecclesiastico Regionale Flaminio e di Appello Bolognese (CEI) - Italia

- Al Vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina (CEI) - Italia

- Al Vescovo della Diocesi di Forlì-Bertinoro (CEI) – Italia

- Al Signor Dr Bruno TURCI - Loc. Valcava n° 18 – San Piero in Bagno (Forlì) - Italia

Oggetto: IL CASO DELLA SIGNORA COSETTA BAMBARA

(pro Laicis in Ecclesia)

 

SANTITÀ,

 

I – PREMESSE

 

1. Prima di tutto: Buon Anno, di cuore, A Voi e alla Vostra Curia Romana! Buon Nuovo Anno 2006!

 

2. Riflettevo in queste ore sulla Vostra spiegazione della <parola di Dio>, sulla Vostra “Omelia” alla Vostra Messa Pontificale del 1° gennaio 2006 in San Pietro. In particolare sul richiamo autorevolissimo da Voi fatto all’enciclica “Veritatis Splendor” del Vostro predecessore, il Papa Giovanni Paolo II: sotto il cui regno ho cominciato i miei studi pontifici nell’ottobre 1984, sono diventato avvocato rotale nel dicembre 1988, mi sono dimesso dall’Albo degli avvocati rotali e procuratori rotali del Vostro Dicastero "Tribunale della Romana Rota" nel dicembre 2004.

 

3. Sono pesantissimi gli impegni, che quotidianamente Vi pressano, Santità, per il bene pubblico della Chiesa e non di poco impegno senz’altro è stata anche questa Vostra Messa Pontificale del 1° gennaio 2006, concelebrata insieme ai Signori Cardinali Sodano e Martino dinanzi al <Popolo di Dio> ivi congregato, fra cui il Corpo Diplomatico presso la Vostra Santa Sede e i “Pueri Cantores”.

 

4. Molto bella come funzione religiosa, molto molto bella, e significativi, molto, i Vostri ripetuti richiami allo “Splendore della Verità” (= “Veritatis Splendor”), che ha per così dire - e se mi è permesso - costituito il perno della Vostra spiegazione del Vangelo del 1° giorno di questo Nuovo Anno 2006, in cui Voi, Santità, avete toccato vari aspetti del messaggio cristologico salvifico ecclesiale, fra i quali:

1. oltre all’enciclica “Veritatis Splendor” e dunque all’esigenza dello Splendore della Verità;

2. la Costituzione Apostolica Conciliare “Gaudium et Spes”;

3. il mistero dell’incarnazione del “Verbo” nato da corpo di Donna;

4. Maria, Donna e Madre del Cristo e “Discepola” del Cristo;

5. i Pastori, che obbediscono all’Angelo annunziante la nascita del Salvatore;

6. Maria, silente e in ascolto della parola di Dio, come ce la descrive l'evangelista Luca;

7. la tradizione semitica della benedizione (e della maledizione) nel primo giorno dell’anno solare, capace di produrre effetti in sé per il fatto dell’essere stata data;

8. la giustizia e pace;

9. l’amore e il suo legame inscindibile con la verità e con la ricerca della giustizia, senza cui non può esserci pace;

10. il mandato, che ogni cristiano ha, di ricercare la pace;

11. l’invito rivolto ad ogni Diocesi e ad ogni Comunità Ecclesiale di ricercare la pace per il tramite della giustizia e dell’amore, di quell’amore che tale è solo alla condizione dello splendore della verità (enciclica “Veritatis Splendor”).

 

* * *

 

II – IL VOSTRO RICHIAMO ANCHE AI TEMPI DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, DA VOI QUALIFICATI “NON DISSIMILI DA QUELLI ATTUALI”

 

1. Il Vostro augusto “invito”, Santità, rivolto al Corpo Diplomatico presso la Sede Apostolica e all’ONU, ha ripercorso, in maniera anch’essa del tutto e pienamente condivisibile, l’invito alla pace, ad una pace giusta, riprendendo per certi versi il richiamo che nel 1917 il Papa Benedetto XV rivolse, vanamente, alle Nazioni, e si è attaccato direttamente al tempo, a quel tempo del 1965, in cui fu approvata e promulgata la costituzione apostolica conciliare (Concilio Ecumenico Vaticano II)Gaudium et Spes”: quel tempo, che Voi, Santità, nella Vostra “Omelia” avete qualificato non dissimile dall’odierno quanto a tensioni internazionali, aggiungendo un significato pregnante al fenomeno della <globalizzazione> odierna e criticando negativamente e del tutto condivisibilmente i fenomeni: del <terrorismo>, del <nikilismo>, del <fondamentalismo>.

 

2. Bello il Vostro saluto, Santità, ai “Pueri Cantores”, che effettivamente hanno ben allietato con il loro bel canto la Vostra Messa Pontificale. Sono bambini, sono adolescenti, maschi e femmine, sono i giovanissimi <laici> nella Chiesa cattolica apostolica romana, posta sotto il Vostro governo e con Voi degli altri Vescovi in comunione con Voi, Santità. Sono la speranza di tutti noi, che con loro facciamo parte del <popolo di Dio>, di quel <nuovo popolo di Dio> di cui ebbe a parlare anche il Concilio Ecumenico Vaticano II in vari fondamentali documenti normativi. Molti di questi giovani e giovanissimi, maschi e femmine, resteranno <laici> e: alcuni di loro si sposeranno e avranno figli; altri non si sposeranno ma convivranno e forse avranno figli; altri si sposeranno e avranno una vita coniugale realizzata; altri si sposeranno e forse il loro matrimonio naufragherà e per alcuni il loro matrimonio sarà dichiarato <nullo> dai Tribunali della Chiesa, per altri il matrimonio sarà dichiarato <rato e non consumato>; etc… con tutte le variabili del possibile umano e istituzionale che da secoli l’Umanità e la Chiesa conosce nella propria Storia. Altri, maschi, diventeranno <chierici> diocesani. Altri, maschi e femmine, diventeranno membri regolari (= religiosi e religiose) degli Istituti, maschili e femminili, di Vita Consacrata o membri delle Società, maschili e femminili, di Vita Apostolica; altri faranno parte della Prelatura Personale dell’<Opus Dei>; alcuni fra i <chierici>, insigniti dell’Ordine Sacro, diventeranno Vescovi, altri Cardinali: uno Solo, Vescovo di Roma, che assommerà su di Sé tutto il tremendo <peso> dell’essere il Vicario di Gesù Cristo nell’amore per la Sua Sposa, la Santa Madre Chiesa, secondo la vera Tradizione!

 

3. Il pensiero mi è corso a quando anch’io avevo quell’età (oggi, proprio oggi, ne ho 56 di  anni), quella dei “Pueri Cantores”, e, adolescente, ero studente al Seminario Arcivescovile di Lucca proprio in quegli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Quanto tempo è passato da allora!

Quante vicende, Santità!

 

4. Il mio pensiero è corso agli insegnamenti dei miei Professori domenicani presso la Facoltà di diritto canonico della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino in Roma e a quelli dei miei Professori presso lo Studio Rotale; alle Allocuzioni del Santo Padre Giovanni Paolo II dinanzi ai Magistrati e a noi avvocati rotali del Tribunale della Rota Romana dal 1988 a quella, ultima, del 2005, a cui non ho partecipato, perché già avevo rassegnato le mie dimissioni alla Rota Romana ma di cui ho avuta notizia debita sia da <L’Osservatore Romano> che dagli altri organi dell’informazione giornalistica.

 

5. Quanti richiami, quanti inviti, Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II ha fatto in favore del rispetto della verità e della dignità umana dei coniugi nei processi ecclesiastici di nullità di matrimonio e di <rato e non consumato>, nonché dei testimoni in tali processi!

Con quanta sollecitudine il Vostro Predecessore ha invitato i Tribunali, e soprattutto i Giudici, a rispettare i diritti e gli interessi dei coniugi, che al giudizio di tali Tribunali ecclesiastici venivano a sottoporre il proprio vincolo matrimoniale, accusato di nullità, per poterne conseguire una sentenza, una decisione conclusiva!

 

6. Eppure, in quei tempi – e mi riferisco ai tempi del Concilio Ecumenico Vaticano II, che esprimevano tempi di fermento e che preconizzavano in un certo qual modo tempi sfociati poi come sono sfociati e come a tutti (soprattutto quelli di una certa età, come ad esempio la mia) è noto – quanto ardore e quanta saggezza e lungimiranza nel rispetto della Vera Tradizione i Padri della Chiesa (il Papa Giovanni XXIII e quindi il Papa Paolo VI in unione con i Cardinali, i Patriarchi, gli Arcivescovi, i Vescovi) sono stati capaci di profondere nei Loro documenti normativi conciliari, fra i quali – da Voi, Santità, senz’altro presupposti anche se non espressamente richiamati per nome in tale Vostra “Omelia” - voglio citare i seguenti, ai quali il pensiero, sulla riflessione della <parola Vostra>, mi è corso:

1. la dichiarazione intorno alla DIGNITA’ UMANA (Sessio IX – d. 7 decembris 1965 – Declaratio de Libertate Religiosa PAULI EPISCOPI, Servi Servorum Dei una cum Sacrosanti Concilii Patribus ad Perpetuam Rei Memoriam – Dignitatis Humanae, in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II – Constitutiones Decreta Declarationes, Cura et Studio Secretariae Generalis Concilii Oecumenici Vaticani II, Vaticani MCMLXXIV, pp. 511 et sequ.);

2. il decreto conciliare intorno all’APOSTOLATO DEI LAICI l (Sessio VIII – d. 18 novembris 1965, … Apostolicam  ctuositatem, in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 459 et sequ.);

3. la Costituzione Dogmatica intorno alla Chiesa LUME DELLE GENTI (Sessio V – d. 21 novembris 1964,… Lumen Gentium, in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 93 sequ. et pp. 151 sequ.), in cui, nella parte relativa sia al “De Populo  Dei” che in quella, immediatamente successiva e relativa al “De Laicis” sta scritto, fra l‘altro: a – « Novus Populus Dei. Credentes enim in Christum, renati non ex semine corruptibili, sed incorruptibili per verbum Dei vivi…, non ex carne sed ex acqua et Spiritu Sancto…, constituuntur tandem <genus electum, regale sacerdotium, gens sancta, populus acquisitionis… qui aliquando non populus, nunc autem populus Dei>…. Populus ille messianicus habet pro capite Christum… Habet pro conditione dignitatem libertatemque filiorum Dei, in quorum cordibus Spiritus Sanctus sicut in templo inhabitat. Habet pro lege mandatum novum diligendi sicut ipse dilexit nos… Habet tandem pro fine Regnum Dei ...Sacerdotium autem comune fidelium et sacerdotium ministeriale seu hierarchicum, licet essentia et non gradu tantum differant, ad invicem tamen ordinantur; unum enim et alterum suo peculiari modo de uno Christi sacerdotio participant… Fideles per baptismum in Ecclesia incorporati, … in filios Dei regenerati, fidem quam a Deo per Ecclesiam acceperunt coram hominibus profiteri tenentur. Sacramento confirmationis perfectius Ecclesiae vinculantur, speciali Spiritus Sancti robore ditantur, sicque ad fidem tamquam veri testes Christi verbo et opere simul diffundendam et defendendam arctius obligantur…» (in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 108 et 110-111);

b – « De Laicis. Sancta Synodus muneribus Hierarchiae declaratis, libenter animum advertit statui illorum christifidelium qui laici nuncupantur. Quodsi omnia quae de Populo Dei dicta sunt, ad laicos, religiosos et clericos aequaliter diriguntur, laici tamen, viris et mulieribus, ratione condicionis et missionis, quaedam particulariter pertinent, quorum fundamenta ob specialia rerum adiuncta nostri temporis magis expendenda sunt. Pastores enim sacri probe norunt quantum laici ad bonum totius Ecclesiae conferant. Sciunt enim Pastores se a Cristo non esse institutos, ut totam missionem salvificam Ecclesiae versus mundum in se solos suscipiant, sed praeclarum munus suum esse ita pascere fideles eorumque ministrationes et charismata ita recognoscere, ut cuncti suo modo ad commune opus unanimiter cooperentur. Oportet enim ut omnes <veritatem… facientes in caritate crescamus in illo per omnia, qui est caput Christus, ex quo totum corpus compactum et connexum per omnem iuncturam subministrationis, secundum operationem in mensuram uniuscuiusque membri, argumentum corporis facit in aedificationem sui in caritate>. Nomine laicorum hic intelleguntur omnes christifideles praeter membra ordinis sacri et status religiosi in Ecclesia sanciti, christifideles scilicet qui, utpote baptismate Cristo concorporati, in Populum Dei costituti, et de munere Christi sacerdotali, prophetico et regali suo modo participes facti, pro parte sua missionem totius populi christiani in Ecclesia et in mundo exercent…Etc. etc. etc. » (in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 151 et 152).

 

7. E il pensiero mi è andato ad alcuni dei miei patrocinati nelle cause da me introdotte e  difese dinanzi ai Tribunali ecclesiastici dal 1986 in poi e dinanzi la Vostra stessa Rota Romana in sede di appello dal 1988 in poi. Il pensiero – un pensiero tenerissimo - mi è andato al caso della Signora Cosetta Bambara, per cui già Vi ho scritto il 21 dicembre dello scorso anno 2005, per cui ancora oso permettermi di scriverVi la presente per raccomandarlo alla Bontà Vostra, Santità, al Vostro cuore e al Vostro animo paterno, alla Vostra specialissima <potestas regiminis> di Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Patriarca dell’Occidente, Primate d’Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio: Jospeh Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

 

* * *

 

III - IL CASO DELLA SIGNORA COSETTA BAMBARA:

- mia patrocinata in appello dinanzi la Vostra Rota Romana nella causa di nullità matrimoniale “Bambara-Bertozzi”,

- “Donna”,

- “Signora e Madre” :

- “Cittadina italiana”,

- “Battezzata cattolica incorporata nella Chiesa cattolica italiana” di cui Voi, Santità, siete il Primate,

- “Laica cristofedele nella Chiesa cattolica apostolica romana e cioè nella Chiesa di Cristo” di cui Voi, Santità, siete il Vicario,

- nata il 20 agosto 1951 in Italia e morta in Italia il 28 ottobre 2005.

 

1. Seguo con la presente alla mia pregressa lettera, datata 21 dicembre 2005, inviata al  Signor Dr Bruno Turci - compagno di vita per circa 23 anni della Signora Cosetta Bambara -  e per conoscenza a Voi, Santità, oltre che ad altri in tale lettera indicati. Non so se vi sia pervenuta e, in caso affermativo, non so se Voi abbiate ancora avuto modo di prenderne conoscenza per il tramite dei Vostri più stretti Collaboratori nella Vostra stessa Curia Romana. Permettetemi, Santità, che io qui Ve la riproduca in copia (all.to 1), accludendoVi nuovamente gli stessi allegati, già acclusiVi e costituiti dalla copia della lettera del Signor Dr Bruno Turci e dal <breve ricordo>, che questi fa della Sua dilettissima compagna di vita, Cosetta Bambara, ormai trapassata all’altra vita il 28 ottobre 2005.

 

2. Qui ora, Santità, Vi dattiloscrivo il testo della lettera, manoscritta e datata 13 dicembre 2005, che il Signor Dr Bruno Turci mi scrive e mi invia:

« Valcava 13/12/2005

Egregio Avvocato, il distacco dalle persone care ed amate è sempre molto doloroso e lacerante: così è per me in questo periodo. Anche il Signore non seppe trattenere le lacrime davanti all’amico Lazzaro morto.

Questo dolore è tanto più accentuato quanto più il legame era forte e profondo e fra me e Cosetta era proprio così, perché da sempre facevamo una vita molto unita e di comunione molto stretta.

Mi conforta non poco l’onore di aver vissuto per circa 23 anni con una persona che, nel tempo, era diventata veramente eccezionale e straordinaria.

Era senz’altro una brava e santa donna e la lunga malattia che l’ha stroncata ne aveva affinato ed approfondito il carattere e la gentilezza.

Ci sarebbe molto piaciuto che la nostra unione avesse potuto avere un carattere più ufficiale e canonico. Il Signore, però, non l’ha permesso ma sono sicuro comunque che tutto ha benedetto e protetto.

Abbiamo sperimentato nel tribunale di Roma quello che il Sacerdote Santo napoletano Don Dolindo Ruotolo sperimentò con gravissime ingiustizie subite nell’arco di decenni.

Lì manca l’unica cosa che deve essere presente come condizione <necessaria e sufficiente>: la CARITA’.

Questa mancanza si manifesta poi anche con quelle cose di umanità spicciola come il favoritismo e l’attenzione alle persone conosciute ed influenti e altro.

Se lei potesse trovare un poco di tempo da dedicare alla lettura dell’autobiografia “FUI CHIAMATO DOLINDO CHE SIGNIFICA DOLORE” (può scaricarlo anche attraverso internet al sito www.dolindo.org)  vedrebbe però l’atteggiamento da tenere davanti a questa miseria che l’umanità della creatura cerca sempre di far emergere.

Per fare onore esclusivamente alle qualità di Cosetta ho scritto un breve ricordo che le accludo: mi sarebbe piaciuto che fosse un po’ più sereno, ma è stato scritto il giorno dopo il decesso e questo senz’altro si avverte.

Le auguro tanta pace e bene e ogni felicità nella sua vita e nel lavoro.

Cordiali saluti.

Bruno Turci »

 

3. Ed anch’io in onore di questa “Donna”, Cosetta Bambara, di questa “Laica Cristofedele nella Chiesa di Cristo e incorporata mediante il battesimo nel nuovo Popolo di Dio” - come si esprimono i passi della Costituzione Dogmatica Conciliare (Concilio Ecumenico Vaticano II) <Lumen Gentium> poco prima citati -, di questa “persona, coniuge, i cui diritti e interessi ho difeso come avvocato e procuratore in causa di nullità matrimoniale”, desidero qui di seguito riportare, il <breve ricordo>, che il Suo dilettissimo compagno di Vita, Dr Bruno Turci, di lei,

morta il giorno prima, fa :

<< Ho conosciuto mia moglie Cosetta, quando tentava di superare le difficoltà di una gravissima crisi familiare ed esistenziale: si trovava in uno stato di prostrazione e di scoraggiamento tali da non poter riuscire ad intravedere vie d’uscita.

Piano piano, con fatica e disciplina interiore, in lunghi anni, la bufera passò e cominciarono ad emergere quelle qualità che fin da piccola aveva sviluppato ed accresciuto con l’aiuto dei genitori.

La grazie e la finezza dei modi, la simpatia e l’allegria, la generosità e la disponibilità verso il prossimo la rendevano sempre benvoluta e stimata.

Amante e conoscitrice del bello e della semplicità, possedeva una profonda ed inspiegabile capacità di riconoscere la bellezza delle cose e delle persone che le stavano attorno.

Innumerevoli volte mi è capitato di dover constatare come i suoi giudizi e le scelte che faceva fra le cose avevano sempre come risultato una selezione netta fra il bello e il mediocre.

Aveva imparato, fin da bambina, il cucito, il ricamo e il disegno, ed ora li impiegava per confezionare abiti ed indumenti che spesso modificava per migliorarli ed abbellirli.

Sempre vestita con sobria eleganza e semplice decoro non dava mai campo all’eccentricità ed alla ricercatezza.

La sua capacità di conquistare la fiducia divenne evidente quando, dopo aver frequentato come allieva le scuole ospedaliere per infermiera e capo sala, iniziò a lavorare nei reparti e presso le stesse scuole come assistente degli allievi.

Non sono poche le volte che ricordo di aver visto a casa nostra allieve che venivano a confidarsi ed a chiedere suggerimenti per l’andamento della scuola o per problemi sentimentali: attentissima a non scoraggiare mai, a tutte sapeva dare una parola dolce ed affettuosa una carezza e consigli pratici illuminati e pacati.

Sempre garbata e gentile con i pazienti, aveva per loro parole di speranza e di consolazione. Moltiplicava le sue attenzioni per chi proveniva dalla sua zona di origine e quasi giornalmente casa nostra si trasformava in un punto di riferimento per ammalati e parenti in apprensione.

A tutti, con semplicità, infondeva coraggio con frasi spesso condite di ricordi e riferimenti ad amici e parenti comuni.

Molto esperta di cucina sapeva preparare con estrema perizia, e gentilezza nei particolari, tavole di cibo per molte persone lavorando da sola con passione e soddisfazione.

Fin da piccola, per frequentare le scuole, dovette trascorrere gli anni presso famiglie e collegi lontani, pagando sempre un grosso pedaggio di nostalgia e dolore.

Senz’altro a causa di questo ebbe sempre il desiderio vivissimo di possedere una casa tutta per sé.

Con il trascorrere degli anni e con sacrifici questo desiderio lentamente si materializzò in una casa in campagna: quale gioia per lei seguirne passo passo i lavori, arredarne con gusto e eleganza anche il più piccolo ed insignificante (per noi) particolare!

Addobbarla con pennellate leggerissime di grazia ed eleganza in occasione delle festività natalizie e pasquali!

Amava teneramente figli e nipoti e s’illuminava di gioia e di felicità quando poteva averli in casa con sé.

Ritengo un fatto sovrumano e miracoloso il bene che ha voluto a me; un bene profondissimo e maturo mai sdolcinato o sguaiato.

Poi un giorno bussarono alla porta di casa; era la malattia : con pazienza e senza disperazione la facemmo entrare e ci presentò subito il suo biglietto da visita : un dolore intenso, continuo e difficilmente controllabile.

Così iniziammo la nostra strada in salita.

Bussarono di nuovo alla porta; era una moltitudine di angeli del cielo : tutti si erano nascosti in corpi di carne ed ossa come noi, uomini e donne che subito iniziarono a darci conforto e sollievo. Chi con la preghiera, chi con la compagnia, altri con l’assistenza sanitaria e altri ancora con il fornirci i medicinali, poi quelli che preparavano il cibo e quelli che offrivano la loro stessa malattia e sofferenza, chi  preoccupato chiedeva notizie e inviava saluti, chi rispondeva alle nostre chiamate telefoniche e chi si offriva per lavare indumenti. Da ultimi tutti coloro che hanno partecipato al nostro lutto.

A volte, stretti nella morsa del dolore, siamo stati insistenti e abbiamo dato da fare.

La vita di oggi ci obbliga tutti ad attività frenetiche, caotiche e stressanti e ogni tanto può capitarci di estrarre il pungiglione della risposta brusca ed evasiva o dilatoria nei confronti del grido di aiuto del prossimo.

Così non è mai stato con noi. Mai abbiamo trovato una porta chiusa o avvertito un senso di fastidio o anche un solo sospiro d’insofferenza.

Sono certo di questa parola : “ In verità vi dico : ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me ”.

Ricordo anche la risposta di un antico padre del deserto al suo discepolo : “ Anche se riuscirai a rimanere appeso per le narici, non sarai mai come colui che accudisce gli ammalati “.

In ginocchio ringrazio tutti per quello che avete fatto per noi e prego perché vi sia riversato in grembo una misura pigiata e stracolma. Veramente non si poteva fare di più.

E così pian piano continuò la nostra salita.

A volte arrancando, altre con il fiatone e altre con serenità, fino alle 23.45 di Venerdì 28 Ottobre 2005 festa dei santi Apostoli nascosti Simone e Giuda in cui arrivammo alla cima e Cosetta, a Gloria di Dio, ormai alleggerita di tutto il fardello di umanità che tutti ci portiamo addosso si librò nel Cielo. >>

 

4. Non Vi ho invece ancora trasmesso, Santità, l’altra mia lettera datata 24 dicembre 2005. Lo faccio ora (all.to 2).

 

5. Ecco la lettera (all.to 3), che io in data 31 dicembre 2004 inviai a Monsignor Decano della Vostra Rota Romana (Monsignor Arcivescovo Antoni Stankiewicz).

 

6. Ecco l’istanza (all.to 4) da me effettuata alla Vostra Rota Romana di andare a decisione  della causa di nullità matrimoniale “Bambara-Bertozzi”.

 

7. Ecco la risposta (all.to 5), che la Vostra Rota Romana mi dà in data 12 gennaio 2005.

 

* * *

 

IV – PURTROPPO LA <VERITÀ> NON HA RISPLESO, SANTITÀ, NELLA VOSTRA ROTA ROMANA!

 

1. Guardate la risposta e il tenore della risposta, Santità, che la Vostra Rota Romana mi da, per scritto, il 12 gennaio 2005: una risposta, in cui io divento “onta” e pericolo di una decisione negativa per i miei patrocinati. Cosa avrei dovuto e potuto fare, Santità, di fronte ad una siffatta risposta !?!  Interessarmi ancora di questa causa di nullità matrimoniale “Bambara-Bertozzi”, quando su di me cala un giudizio del genere e in quelle circostanze, di cui va in cenno tale lettera del 12 gennaio 2005 la Vostra Rota Romana?

Quanta amarezza, Santità, e quanta umiliazione! Ma superando ancora una volta, ancora un’ennesima volta la mia amarezza -profondissima Santità, profondissima! -, io faccio il mio dovere per come posso e per come mi consentono la Vostra Rota Romana e le circostanze: tali circostanze temporali e fattuali, notorie alla Vostra Rota Romana – e non solo ad Essa Vostra Rota Romana ! - e di cui infra nel prosieguo del testo di questa mia presente lettera, Santità!

 

2. E di tale “risposta” del 12 gennaio 2005 – del testo e contesto di tale “risposta” Santità! –  della Vostra Rota Romana, in mancanza d’altro documento della Rota Romana concernente la notizia di questa causa, io do notizia alla mia patrocinata, Signora Cosetta Bambara e al suo compagno di vita Signor Dr Turci Bruno, inviandone a loro - in mancanza, sottolineo, d’altro documento di notifica che mi sarebbe potuto e dovuto pervenire dalla Vostra Rota  Romana per questa causa di nullità “Bambara-Bertozzi” - copia di tale lettera, Santità, copia di tale risposta, datami il 12 gennaio 2005 dalla Vostra Rota Romana: una lettera di risposta, datata 12 gennaio 2005, trasmessami in data 26 gennaio 2005 per raccomandata a.r. n° 799897 delle Poste Vaticane e pervenutami in data 4 febbraio 2005 come da timbro delle Poste Italiane.

 

3. E del pari io mi metto a disposizione, moralmente e giuridicamente, della mia assistita,  Signora Cosetta Bambara e del di lei compagno di vita Signor Dr Bruno Turci, chiedendo cosa devo fare!

 

4. E cosa avrebbero dovuto e potuto fare, Santità, la mia assistita, Signora Cosetta  Bambara - che è in quelle condizioni di salute e da tempo, che la Vostra Rota Romana ben conosce, perché da me debitamente notiziata e per scritto e molto tempo prima di quel 12 gennaio 2005, in cui la Vostra Rota Romana risponde a me, rifiutandosi di andare a sentenza per i motivi addotti in tale lettera di risposta! – e il suo compagno di vita Signor Dr Turci Bruno ?

 

5. Confermarmi un’ulteriore volta e di fronte ad una siffatta risposta la loro fiducia morale e giuridico-processuale, già varie volte confermatami e per scritto oltreché per comportamento concludente? Questa, questa “fiducia” e questa “nomina a patrono di fiducia” (= nomina ad avvocato e procuratore di fiducia) in causa, già mi fu data e per scritto e per mandato autentico, da parte della Signora Cosetta Bambara, molti anni fa nel 1994 (allorquando introdussi il caso in appello dinanzi la Vostra Rota Romana) e, a richiesta della Vostra Rota Romana stessa  nel 2004 e per le vicende processuali alle quali vado solo in fugace segno nella mia lettera del 21 dicembre 2005 a Voi indirizzata per conoscenza, Santità, mi era stata riconfermata e per scritto e per mandato autentico nel 2004 giuridicamente e moralmene da parte della Signora Cosetta Bambara e moralmente da parte del Suo compagno di vita Dr Bruno Turci!

 

6. E quell’istanza, quella mia istanza del 31 dicembre 2004 rivolta alla Vostra Rota  Romana d’andare a sentenza nella causa di nullità matrimoniale “Bambara-Bertozzi”,  non è la mia prima istanza anche se è l’ultima mia istanza rivolta alla Vostra Rota Romana in tal senso e cioè chiedendo d’andare nel caso, in questo caso: A SENTENZA CONCLUSIVA DEL PROCESSO!

 

7. Santità, fateVi portare il fascicolo d’ufficio di questa causa di nullità matrimoniale  “Bambara-Bertozzi” e, se ancora integro, dal medesimo Voi, Santità, potrete vedere e  prendere provata notizia debita, oltre a quanto già io ho segnalato nella mia lettera a Voi diretta per conoscenza il 21 dicembre 2005, che io già avevo chiesto d’andare a sentenza nella primavera dell’anno 2004 e sotto il nuovo Decano della Vostra Rota Romana, Monsignor Arcivescovo Stankiewicz, al Giudice Ponente di tale causa Monsignor Prelato Uditore Giuseppe Sciacca, dando tutta la debita notizia anche delle condizioni di salute, gravissime , della Signora Cosetta Bambara, da me patrocinata quale parte attrice in tale causa di nullità matrimoniale!

 

8. Ecco la copia (all.to 6), Santità, della mia comunicazione al Signor Dr Turci Bruno e con  lui alla Sua dilettissima compagna di vita, Signora Bambara Cosetta, mia patrocinata in tale causa e già da tempo sotto cura chiemioterapica per quel tumore, che poi, l’ha sottratta a questa vita e all’affetto dei Suoi propri Cari e di molte persone: che la conoscevano, che le volevano bene, che la stimavano e che ora continuano a volerle bene e a stimarla nella memoria, nel ricordo di questa Donna: di questa esile e fragile Donna che nel tempo, nelle fatiche e nel dolore della vita ma nel ritrovato nuovo equilibrio dell'Amore, era riuscita nel tempo a diventare cosi' grande e potente: nella Sua umanità, nella Sua femminilità, nella Sua personalità!

 

9. Ed ecco la copia (all.to 7) della mia replica, che per raccomandata a.r. del 15 marzo 2005  io invio a Monsignor Decano della Vostra Rota Romana, e cioè a Monsignor Arcivescovo  Antoni Stankiewicz: mia lettera da questi ricevuta in data 21 marzo di quello stesso anno 2005, come è confermato dal timbro di ricezione postale delle Vostre Poste Vaticane!

 

10. Nulla, assolutamente nulla mi è stato risposto dalla Vostra Rota Romana!

 

* * *

 

OMISSIS

OMISSIS

OMISSIS

8. Non volete vedere, volete continuare a non vedere o volete vedere solo ciò che più Vi  aggrada e Vi fa comodo?

Fatelo pure, a questo punto !

Io non ho più parole!

Quale uomo, quale persona può resistere a tanti anni di iniqua diffamazione e di ingiustizia senza entrare nella “non-speranza”.

Io la fede, la fede in Cristo e la fiducia nella giustizia della Sua Chiesa non l’ho mai persa, nonostante tutto; né io ho perso la speranza, perché altrimenti non scriverei quanto ancora ora scrivo con questa mia lettera a Voi indirizzata, Santità.

Della carità e se io in tutti questi anni ho dato prova di carità, il giudizio lo lascio agli altri.

 

9. Santità, Vi prego, rendete giustizia alla <memoria> della Signora COSETTA  BAMBARA e non solo a Lei ma con l’occasione anche agli altri casi citati!

So bene, so bene per la frequenza che io ho avuto dei Vostri ambienti in Santa Sede e Vaticani dall’ottobre 1984 al dicembre 2004, so bene quanto siano complesse le cose non solo lì, nella Curia Romana, che dopo il papato di Paolo VI ha avuto una più marcata vita di internazionalizzazione, ma anche in tutta quanta la Chiesa cattolica apostolica romana.

 

10. Ma non tutto è stato negativo nel passato più o meno recente, Santità! Io attesto  volentieri e liberamente d’aver sempre ricevuto rispetto (e d'altra parte d’averlo sempre dato io per la mia parte) da altri Tribunali Ecclesiastici italiani, come ad es. quello Regionale Pedemontano di Torino, quello Triveneto di Padova, quello Flaminio di Bologna, quello Regionale Siculo di Palermo, etc… dinanzi i quali io ho patrocinato cause di nullità di matrimonio, e anche da tutti i Tribunali Ecclesiatici di altre Nazioni, incluso i Tribunali Ecclesiastici del Regno Unito, e da tutti i Tribunali della Vostra Sede Apostolica, con  l’eccezione, ma da ultimo, solo da ultimo e dal novembre 2004, purtroppo, proprio della Vostra Rota Romana, che risponde a me il 12 gennaio 2005, stranamente e sorprendendomi e non poco, così come mi risponde e che si comporta, così come si comporta, nei confronti della Signora Bambara Cosetta e di altri, non certo ultima proprio nei confronti della Signora

B….. nella causa di nullità matrimonilae "B….-M…..".

Né tutto, di questa mia esperienza di 20 anni di vita (dai miei 34 ai miei 54 anni d’età, e ora che scrivo la presente ne ho 56) negli studi e nella formazione e nella frequenza dei Vostri ambienti in Santa Sede e in Vaticano è così negativo. Anzi, nonostante tutto, per me è stato esaltante e grande, molto grande e molto molto caro e prezioso, come infra al termine di questo mio scritto volentieri attesto e confermo, Santità, ringraziando sempre e comunque la Vostra Santa Sede e il Vostro Vaticano e la Chiesa cattolica apostolica romana degli insegnamenti di vita e di altissima scuola, che si sono pregiati in tutti questi anni di impartirmi!

 

11. Ma, Santità, bisogna riparare ai torti fatti ai miei ex patrocinati, bisogna che la  <giustizia>, la <giustizia ecclesiastica> trionfi nel far emergere a tutto tondo quello  Splendore della Verità, di cui la Chiesa, nella Storia, fra mille e mille contraddizioni umane, ciononostante è sempre riuscita a far emergere e, ne sono certo, ancora riuscirà a far emergere nella Fede nella Speranza nella Carità, sotto la Vostra altissima e sapientissima Guida, Santità, e nel Governo Vostro e degli altri Vescovi <in comunione vera> con Voi, che siete il Successore del Principe degli Apostoli!

 

* * *

 

XI – VOI SIETE IL VESCOVO DI ROMA JOSEPH RATZINGER, SUA SANTITÀ IL PAPA BENDETTO XVI

 

1. Voi siete il Papa, il Papa Benedetto XVI !

 

2. Voi siete integerrimo e strenuo Difensore della FEDE. E già alcuni <laici baciapile> e alcuni <chierici fluttuanti> si sono erti contro di Voi, perché, al loro dire e al loro scrivere anche sugli organi informativi, Voi sareste troppo intellettuale e Voi non Vi sareste ancora spogliato del ruolo di Custode gelosissimo della FEDE di quando Voi eravate Capo Dicastero della Congregazione per la Dottrina della Fede (già Santo Uffizio)!

 

3. Quante scemenze, Santità, quante sciocchezze! Come se Voi, ieri Em.mo e Rev.mo Signor Cardinale Joseph Ratzinger, oggi Vescovo di Roma con il nome di Papa Bendetto XVI, non doveste più difendere la FEDE!

 

4. Quante sciocchezze, Santità! E come hanno strumentalizzato, in negativo, purtroppo le  mie due lettere in pubblico a Voi da me rivolte nell’estate dell’anno 2003, da me quale Laico Avvocato Rotale a Voi quale Capo Dicastero della Dottrina della Fede, allorquando io, leggendo e studiando il Vostro documento intorno all’omosessualità e alla tendenza all’omosessualità, mi posi a difesa degli uomini e delle donne omosessuali, fossero essi laici o chierici o religiosi o religiose, fossero essi cristiani o non cristiani!

Hanno preso tali miei interventi come una mancanza di rispetto a Voi, a cui in primis inviai tali mie due lettere, e con Voi, all'epoca ancora Cardinale Prefetto del Dicastero della <Dottrina della Fede> oltreché Cardinale Prefetto del Sacro Collegio, alle Autorità della Chiesa, nel mentre tali argomenti erano e sono stati considerati “urgenti” dalle competenti Autorità della Chiesa oltre che da Voi e facevano parte di un dibattito pluriannuale fra gli “esperti” sia del diritto della Chiesa che della teologia che della morale che della spiritualità della Chiesa cattolica apostolica romana!

Tant’è vero che, se non erro, proprio recentemente Voi, ma quale Papa Benedetto XVI, avete stabilito qualcosa in relazione all’inibizione al Sacerdozio per gli omosessuali.

Chissà come verrà presa questa Vostra disposizione!

Una disposizione non nuova e che riaffiora sistematicamente all’interno della Chiesa e che, nel loro proprio tempo, hanno adottato anche altri Vostri predecessori nel Solio Pontificio, come conferma pienamente, fra l'altro, la stessa Storia del Diritto della Chiesa nel Suo <Corpus Iuris Canonici> antecedente alla prima codificazione ecclesiale: quella del 1917 sotto il Vostro Predecessore Papa Benedetto XV !

 

5. Ma proprio verso la fine dell’anno 2005, Santità, Voi avete attirato l’attenzione generale sul grande tema del <mistero della morte>.

Quanti si saranno accorti che Voi non facevate altro che riprendere la bellissima tematica, che ha costituito oggetto di quello straordinario documento conciliare, del Concilio Ecumenico Vaticano II, denominato: “Constitutio Pastoralis De Ecclesia In Mundo Huius Temporis”: di quello stesso tempo (allora del 1965) che Voi nella Vostra “Omelia” alla Vostra Messa Pontificale del 1° gennaio del Nuovo Anno 2006 avete paragonato agli attuali, dinanzi al Corpo Diplomatico presso la Vostra Santa Sede e dinanzi ai “Pueri Cantores” e a tutti coloro, uomini e donne di buona volontà, che stavano in quel momento in Vostro ascolto, in ascolto della Vostra Parola, Santità!

 

6. Ma quanti sanno che tale Costituzione Apostolica da Voi citata inizia con le splendide parole “GAUDIUM ET SPES” !

Quanti anche fra i chierici sanno questo, dato che il testo è in latino e dato che tale lingua ormai sembra essere caduta in desuetudine per molti chierici e anche Vescovi nell’orbe cattolico!

Lasciamo stare la lingua greca, un tempo obbligatoria nei Seminari; lasciamo stare la lingua ebraica, un tempo anch’essa obbligatoria nell’anno propedeutico agli anni del corso di teologia nei Seminari!

Ma come faranno i nuovi Sacerdoti a poter studiare e apprendere quella che è la VERA TRADIZIONE DELLA CHIESA se non leggono direttamente i testi plurisecolari della Chiesa nella lingua latina in cui sono prevalentemente scritti?

Cosa faranno: se li faranno tradurre?

E da chi?

 

7. Hanno per giunta strumentalizzato il mio richiamo critico alla Fraternità Sacerdotale San  Pio X, a suo tempo fondata dall’Arcivescovo Vescovo Marcel Lefebvre - prima sospeso “a divinis” e poi “scomunicato” ovverosia radiato e “per scomunica” - per sostenere che io sono

un <Laico ribelle alle Competenti Autorità della Chiesa> (sic!), nonostante tutto!

Quanto mi sono sentito poi accomunato, io Laico nella Chiesa cattolica apostolica romana, e Lui Ecc.mo e Rev.mo Monsignor Arcivescovo e Vescovo nella Chiesa cattolica apostolica romana!

A me le competenti Autorità della Chiesa cattolica apostolica romana in Firenze, “mutatis mutandis”, hanno fatto grosso modo le stesse cose, che in quel di Ginevra le ivi competenti Autorità della Chiesa cattolica apostolica romana fecero a Lui Monsignor Arcivescovo Marcel Lefebvre, e a Lui Vescovo!

A me, prima dicono e scrivono tutto di bene sia il Monsignor Mario Fazzi che il Cardinale Silvano Piovanelli, e siamo nel 1986; e lo scrivono e lo dichiarano dappertutto e persino alla stessa Sede Apostolica sulla propria carta intestata: quella carta intestata del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco di Firenze e quella carta intestata dell'arciepiscopato fiorentino ma soprattutto quella del cardinalato, che in quel momento il <chierico> Silvano Piovanelli usa anche per confermare, da poco creato cardinale di Santa Romana Chiesa (Concistoro del 25 maggio 1985), quanto di bello su di me egli, già Arcivescovo ma non ancora Cardinale, aveva scritto precedentemente nel 1984 per dovunque: ad Autorità civili e ecclesiastiche, ivi compresa, fra quelle ecclesiastiche, la Vostra stessa Sede Santa, Santità.

E quante cose belle hanno scritto anche di me dalla Vostra Santa Sede! Valga per tutto ciò che sta scritto, sia pure se in lingua latina (ma chi è interessato in un senso o nell’altro potrà eventualmente farsela tradurre se non la conosce tale lingua), proprio nel diploma, nel mio diploma di avvocato rotale, che le competenti Autorità della Santa Sede mi rilasciano in data 13 dicembre 1988, dopo avermi pubblicamente (v.: L'Osservatore Romano del 3 dicembre 1988) proclamato Avvocato Rotale!

Ma non fu così, “mutatis mutandis”, nel 1970 da parte dell’allora Arcivescovo di Ginevra nei confronti dell’Arcivescovo-Vescovo Marcel Lefebvre che fondava a Ginevra la FSSPX (= Fraternità Sacerdotale San Pio X) e il Seminario di Econe? Quante cose belle furono scritte su di Lui e sulla Sua Fondazione e sul Seminario di Econe sia da Ginevra che dalla Santa Sede e proprio dal Dicastero competente del Clero!

 

8. Sì, io ho criticato e negativamente tale FSSPX, ma solo in relazione alla critica che l’Arcivescovo-Vescovo Marcel Lefebvre fa nei confronti del Papa, del Vostro Predecessore,  Santità, il Santo Padre Giovanni Paolo II, allorquando Egli, andando in visita alla Sinagoga Ebraica di Roma chiama gli Ebrei: <Nostri Fratelli Maggiori>!

E io condivido ancora, oggi e tutt’ora, la visita che il Santo Padre, allora regnante, fece a tali Nostri Fratelli Maggiori della Sinagoga Ebraica di Roma e della Comunità Israelitica di Roma e sono ben lieto che Voi, Santità, anche Voi abbiate confermato la stima Vostra, a nome di tutto il <nuovo popolo di Dio> nei confronti di quello che è stato ed è <il primo popolo di Dio>: il popolo degli Ebrei, il popolo del Dio di Abramo, del Dio di Isacco, del Dio di Giacobbe, del Dio di Israele!

 

9. Ed ho criticato la FSSPX per la presa di posizione contro l’<ecumenismo conciliare> - di cui il Santo Padre, Vostro Predecessore nel Solio Pontificio, ha dato testimonianza sia in Assisi che altrove nel mondo - qualificato come <apostasia silenziosa> e proprio nel 25° anniversario dell’elezione al Solio di San Pietro di Papa Giovanni Paolo II e in un articolo di fondo pubblicato sul sito internet DICI (v. Fraternité Sacerdotale Saint-Pie X - “de l’Ecumenisme à l’Apostasie Silencieuse” – 25 ans de Pontificat – Menzingen 2004). Anche se tale critica fa per davvero riflettere sugli eccessi di un frainteso e malinteso <ecumenismo>, che non premia nessuno, perché frutto di quel <relativismo fideistico> e conseguente <permissivismo> negatore dello <Veritatis Splendor> e della Storia stessa e della dignità di tali <di-visioni> e della vera TRADIZIONE. E purtroppo gli esempi negativi non sono mancati dopo il 1965!

 

10. E poiché le mie conclusioni per quel caso dell’Abate Laguerie e dell’Abate Hery di tale FSSPX in Francia di cui nel settembre 2004 fui incaricato d’occuparmi – diventano difformi, in mia scienza e in mia coscienza e in mia conoscenza dei fatti e dei documenti acquisiti, da quelle che mi sono apparse essere le conclusioni della Pontificia Commisione Interdicasteriale della Sede Apostolica, denominata “ECCLESIA DEI” e avente come Segretario Monsignor PERL, io, anche per questo (ma non certo solo per questo motivo) ho rassegnato nel dicembre 2004 le mie dimissioni dall’Albo degli Avvocati e Procuratori del Tribunale della Rota Romana.

 

11. Ma ciò detto e premesso in niente altro io,

1. nonostante aver esaminato alla luce della Storia del diritto della Chiesa e degli avvenimenti giuridici ultimi (dal 1917 al 2004) della Chiesa cattolica apostolica romana le norme Statutarie della FSSPX;

2. la Storia personale dell'Arcivescovo-Vescovo Marcel Lefebvre;

3. l'evoluzione della FSSPX anche in relazione ai rapporti con le Autorità della Chiesa di Ginevra e del Dicastero del <Clero> della Sede Apostolica;

4. la documentazione epistolare intercorsa fra il Superiore Generale della FSSPX e il Chierico Responsabile del Distretto Francese di tale FSSPX in Francia e altri Vescovi di tale FSSPX e l'Abate Laguerie;

5. la legislazione del diritto della Repubblica di Francia in ordine alle sette religiose;

NULLA IO HO TROVATO DI NEGATIVO

né contro l’Arcivescovo-Vescovo Marcel Lefebvre né contro la FSSPX, la quale, è vero, è stata nel 1976 abrogata quanto a legittimità di Organizzazione Ecclesiale ma che, anche ad una rimeditazione delle cose successiva alle mie dimissioni, forse MERITA, invece, D’ESSERE CONSIDERATA LECITA E LEGITTIMA QUALE ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA, certo alla condizione che la stessa riconosca IL PRIMATO DEL VESCOVO DI ROMA!

 

12. Ma anch’io non sono al certo immune da errori e esagerazioni, come non  improbabilmente non fu immune né da errori né da esagerazioni questo straordinario <Chierico>, questo straordinario e lungimirante <Sacerdote>, il quale, guardando a certi fatti di Sua esperienza ecclesiale e prevedendo i tempi bui che, in tanti ambienti ecclesiali nel <toto orbe cattolico> poi in realtà ci sono stati subito dopo la chiusura del Concilio

Ecumenico Vaticano II, soprattutto per quanto avrebbe potuto concernere la vita dei Seminari e cioè la vita della formazione del <nuovo Clero>, giustamente ebbe a fondare il SEMINARIO DI ECONE in SVIZZERA, mettendolo a disposizione, fra l'altro, di qualsivoglia altra Autorità della Chiesa cattolica apostolica romana etc.

Io ho sbagliato a scrivere quel che ho scritto, al riguardo, nelle mie pagine in internet, di cui però faccio salvo il mio richiamo alla vita dei Laici nella Chiesa cattolica apostolica romana, così come essa è prevista e contemplata nella Costituzione Apostolica “LUMEN GENTIUM” e faccio salva la mia critica negativa verso quel deviante senso di dominazione clericale nei confronti soprattutto dei Laici - che purtroppo talora serpeggia in modo incontrollato e, forse incontrollabile per certi versi, nella Chiesa, data la varietà di lingue, di culture, di sensibilità personali, di educazione, di formazione, di livelli intellettuali e di coscienza morale e di conoscenza, di tradizioni nazionali che caratterizzano il vastissimo sistema giuridico morale, spirituale teologico della Chiesa cattolica apostolica romana, che è presente in ogni territorio di ogni Continente - di cui purtroppo io e molti dei miei assistiti siamo TESTIMONI!

 

13. Ma giustamente bisogna ricordarci del passo evangelico del Vangelo di San Matteo, di  quando egli riferisce che il Cristo parla e dell’erba buona e dell’erba cattiva: bisogna attendere, bisogna attendere che entrambe crescano per evitare che nel voler strappare anzitempo l’erba cattiva venga ad essere distrutta anche l’erba buona. Bisogna attendere il Mietitore, il Giusto Mietitore, e speriamo che veramente l’Agnello di Dio, di cui parla Giovanni nell’Apocalisse, abbia ad avere pietà di noi.

Nell’attesa, in quell’attesa però, dato che un Angelo, se non erro, nell’Apocalisse andrà da uno dei Vescovi e gli rimprovererà di non essere stato né freddo né caldo, bisogna non sposare L’INDIFFERENZA.

Io personalmente non ho mai amato il libro <Gli Indifferenti> di un famoso scrittore italiano, ormai morto, e di nome: Alberto Moravia!

Nel mentre che ho sempre amato un passo evangelico, e sempre del Vangelo di San Matteo (il patrono, fra l’altro, del glorioso Corpo Militare della Guardia di Finanza della Repubblica Italiana), che riferisce, in breve, ricordando a braccio: “se vostro figlio Vi chiede un pesce, gli darete una serpe? E se vi domanda un pane, gli darete una pietra? Ma se voi, duri di cuore come siete, siete capaci di questo, quanto più il Padre Vostro lo è e dunque non moltiplicate vane parole quando Vi rivolgete a Lui, ma pregate così: PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI…”

 

14. Santità, io stimo la FSSPX o la PORTE LATINE, come anche essa si fa chiamare nel  Distretto di Francia. Sono Sacerdoti, sono <Chierici> molto in gamba, molto preparati, molto combattivi ma sono LEGIONARI DI CRISTO, VERI LEGIONARI DI CRISTO e che AMANO VERAMENTE LA CHIESA, di cui Voi Siete il SOMMO PONTEFICE!

Ieri l'altro, domenica 15 gennaio 2005, a Nice ho partecipato alla Santa Messa presso la Prieure Saint Joseph in Place Sainte Claire, e mi sono commosso. Mi ricordava la messa quotidiana, a cui partecipavo nel Seminario Arcivescovile di Lucca negli anni 1963-1965: quanto raccoglimento!

Ci si è posta - ad es. e se non erro - dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II la tematica della diversa impostazione stessa del Sacerdote celebrante rispetto all'Altare Sacrificale: là nella precedente liturgia il Sacerdote è <ponte> fra il <popolo di Dio> e la Croce del Cristo, che campeggia sull'Altare e che è contenuto nel Santissimo Sacramento racchiuso nel Tabernacolo. Il Sacerdote mostra le spalle al popolo e nel mostrare le spalle fa vedere anche dalla stessa pianeta una simbologia che trasporta al raccoglimento, nel contrappasso di canti gregoriani, in quel momento sacrale in cui tutto il nuovo popolo di Dio è proclino con il proprio Sacerdote verso l'Altissimo, e nella spiegazione del Vangelo non parla di politica o di altre cose consimili ma "spiega" la <parola di Dio>, contenuta nei passi del Vecchio Testamento e del Nuovo Testamento letti antecedentemente. Nella nuova liturgia, cosi' come in molti casi la stessa ha costituito oggetto d'evoluzione e talora di interpretazioni anche troppo personali da parte del Sacerdote celebrante, sovente sembra che il Sacerdote si inchini, nel baciare l'Altare, o si inginocchi, nel momento della Consacrazione, dinanzi al <popolo di Dio> anziché dinanzi all'Altissimo. Talora, purtroppo come nel caso della commemorazione di quel ragazzo francese, di cui vado in discorso anche a Monsignor Perl nella mia comunicazione a Lui rivolta il 17 dicembre 2005, non sembra nemmeno di partecipare ad una funzione religiosa bensi' ad una funzione che non ha né della commemorazione civile, poiché ci si trova in una Chiesa, né della commemorazione religiosa, per i motivi già fatti presenti in tale mia lettera del 17 gennaio 2005.

 

15. Magari, purtroppo, chi ha letto la mia lettera di 5 cartelle, motiva delle mie dimissioni  dall’Albo degli Avvocati e Procuratori della Rota Romana – lettera del dicembre 2004 – e chi può aver letto o leggere le mie pagine in lingua italiana in internet, non ha letto la mia lettera del Venerdì Santo dell’anno 2005, che invio al Superiore di tale Fraternità e che qui accludo (all.to _x n_ ) ed in cui io elogio la FSSPX.

Né hanno letto l’altra mia lettera, che in data 17 dicembre 2005 invio a Monsignor PERL, Segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” e al Superiore Generale della precitata Fraternità Sacerdotale San Pio X ovvero della FSSPX, in cui io richiamo all’esigenza della lingua latina e della liturgia, sia della parola che dei canti, antecedenti le riforme liturgiche che poi si sono avute con il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Ormai la cultura, in generale, almeno in molti livelli socio-culturali di molte Nazioni nel mondo si è ampiamente sviluppata, in un modo od in un altro, da quegli anni ’60, di cui Voi andate in ricordo nella Vostra “Omelia” del 1° gennaio di questo Nuovo Anno 2006.

Forse, potrebbero conciliarsi, oggi e con i mezzi di comunicazione sociale e di informazione anche educativa, molte delle istanze a suo tempo portate avanti dall’Arcivescovo-Vescovo  Marcel Lefebvre (di cui non sarebbe male, a mio sommesso avviso, rivedere molti aspetti e non certo ultimo di togliere alla Sua memoria la Scomunica, che il Dicastero dei Vescovi nel 1988 ebbe ad infliggerGli) e dalla FSSPX da Lui fondata.

Io penso che sarebbe un bene per tutta quanta la Chiesa se fosse dato il giusto spazio e la giusta importanza che Essa FSSPX ben ha nel tempo, nelle parole e nei fatti, meritato e merita.

 

16. Ma tornando a me, causa di molti mali, a quanto sembra, per me e per vari dei miei assistiti, forse sta qui, in ciò che molti anni dopo - da quell’ormai lontano aprile 1988 (6 aprile 1988: decreto di sospensione inflittomi dal T.E.R.E. di Firenze a firma del lucchese Monsignor Mario Fazzi) e da quell’ormai lontano aprile 1990 (8 aprile 1990: decreto di radiazione “per sempre” dal T.E.R.E. di Firenze a firma del Signor Cardinale Silvano Piovanelli) - io scrivo alla FSSPX proprio in quel Venerdì Santo dell’anno 2005, in cui Voi, Santità, allora quale Decano del Sacro Collegio e quale Capo Dicastero della Dottrina della Fede, presiedete la funzione liturgica della VIA CRUCIS nel Colosseo in Roma, date le gravissime condizioni di salute del Santo Padre, il Papa Giovanni Paolo II, che tuttavia nonrinuncia a parteciparVi e segue per televisione tale funzione religiosa. In tale Venerdì Santo dell’anno 2005, e qualche giorno prima del trapasso al Cielo del Santo Padre Giovanni Paolo II, io scrivo al Superiore Generale della FSSPX una lettera: una mia lettera, che trasmetto nei fatti (per conoscenza) anche alla Sede Apostolica e cioè alla Curia Romana e, se non vado errato, anche e proprio a Voi nel Dicastero della Dottrina della Fede.

Forse sta qui, in quanto io vado esplicitando in tale mia lettera del Venerdì Santo dell’anno 2005 la vera ragione di tanta persecuzione nei miei confronti: nei confronti miei che sono laico nella Chiesa cattolica apostolica romana, ma un laico specialmente formato al servizio della Chiesa sin dagli anni del Seminario, delle Istituzioni della Chiesa, della Comunità della Chiesa!

 

17. Chissà in quanti si saranno stracciata la veste allorquando io, da laico nella Chiesa cattolica apostolica romana, ho difeso la libertà religiosa ma anche la libertà del libero pensiero e l’ateismo nella mia tesi giuridica discussa il 3 ottobre 2004 in Francia dinanzi la Corte d’Appello (dell’Ordinamento Giudiziario dello Stato) di Aix-en-Provence, Santità!

Ma chi così ha fatto, ha anche e nel contempo dimenticato i passi, quei passi importantissimi, che la “Gaudium et Spes” pone sì a favore della <fede> ma anche a rispetto della <ricerca di Dio>, di quella vera ricerca di Dio, da cui non è lontana la ricerca che muove l’ateo alla ricerca, soprattutto nella speculazione filosofica!

E la “Gaudium et Spes” da Voi, Santità, più volte richiamata nella Vostra “Omelia” del 1° giorno di questo Nuovo Anno 2006, fra l’altro in vari passi espone di come deve porsi il cristiano, l’uomo di fede, anche dinanzi al “dubbio”.

Si vedano in particolare i passi: “De formis et radicibus atheismi”, “De atheismo sistematico”, “De habitudine Ecclesiae ad atheismum” (in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 704 et sequ.) !

Ma l’avranno capito, Santità, quanto Voi avete voluto ricordare e far ricordare nell’autunno dello scorso anno 2005 <intorno al mistero della morte>?

L’avranno visto, coloro che si stracciano le vesti, che il paragrafo immediatamente precedente a quelli poc’anzi da me citati intorno all’ateismo è proprio quello rubricato <De mysterio mortis> ovverosia <intorno al mistero della morte> ?

Santità, speriamo!

Ma soprattutto io mi auguro che i <chierici> l’abbiano capito e siano capaci di spiegarlo ai <laici> a quella stragrande maggioranza del <nuovo popolo di Dio> affidato alle loro cure sotto la guida e il governo Vostro, Santità, e degli altri Vescovi in comunione con Voi!

 

18. Sapete, Santità, sovente mi sono soffermato a riflettere dinanzi il bellissimo complesso marmoreo, raffigurante il Cristo risorto che si appoggia ad una pala dinanzi a Maria di Magdala: Maria la Maddalena, Maria “la Peccatrice”!

Se già non ci siete stato a vederlo, questo plesso marmoreo, fatelo, Santità: io lo trovo straordinario!

E ubicato nella Chiesa dei Santi Domenico e Sisto, nella Chiesa della Comunità dell’Angelicum ovvero della Comunità dei Padri Domenicani in quel tratto di Roma, che si trova vicino alla Banca d’Italia, nei pressi del Colle Quirinale, fra Via Panisperna e la Salita del Marchese del Grillo, dinanzi la Torre del Milizie e i Mercati di Traiano.

L’Angelicum, come Voi sapete, Santità, è sede della Pontificia Università San Tommaso in Roma, dove tante personalità hanno studiato, incluso il Vostro Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, e dove hanno studiato anche dei <laici>, che sono tutt’altro che personalità, come ad esempio il sottoscritto.

Feci un convegno a Nice, in Francia, agli inizi dell’anno 2004 intorno al seguente tema: “Maria Madre di Geù e Maria di Magdala”.

Era un ossequio, che intendevo fare - da maschietto quale io sono, e anche io, come tutti gli altri esseri viventi, persone, nato da corpo di donna – alla DONNA, un inno e un ringraziamento alla DONNA.

E mi venivano in mente i canti medievali intorno alla MADONNA, MADRE DI GESU’.

In tali canti Essa veniva amata e pregata come DONNA, come MADRE DI GESU’: DONNA.

E quanto era rispettata ancora prima che la Chiesa pronunciasse i propri DOGMI intorno alla MADONNA, MADRE DI GESU’!

Quale Donna ha potuto o potrebbe non trovarsi, per mille e mille ragioni, dinanzi al proprio figlio condannato ingiustamente o addirittura ucciso ingiustamente!

E giustamente, e a mio avviso molto condivisibilmente, Voi, Santità, l’avete ricordata la MADONNA, e più volte questa DONNA, nel Vostro discorso rivolto al CORPO DIPLOMATICO e all’ONU pronunciato il 1° gennaio di questo nuovo anno 2006!

Si sarà capito?

Io mi auguro di si!

 

19. Sapete, Santità, a me piace molto anche Maria di Magdala, la Peccatrice!

E proprio in questi giorni, nel mentre andavo riflettendo sullo scriverVi e sul come scriverVi, mi è capitata una videocassetta fra le mani e mi sono messo a guardarla.

E’ intitolata : “Gesù di Nazareth”.

E’ un film di Franco Zeffirelli.

E’ straordinario!

Mi mi ricommuovevo alla scena in cui Maria di Magdala, “la Peccatrice”, incontra Gesù, ospite in quel mentre nella casa di un Sacerdote del Tempio e alla presenza di altri Sacerdoti anch’essi ospiti, e lava i Suoi piedi con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli.

E’ quella stessa Donna, che poi ungerà i piedi al Cristo prima della Sua sepoltura ma è quella stessa Donna a cui il Cristo risorto per primo, fra tutti i Suoi Discepoli e le Sue Discepole (le Pie Donne, fra cui si trova anche Maria, Madre di Gesù), si manifesta, affidandole il compito di annunciare agli altri la Sua Resurrezione!

Questa scena, quella or ora indicata di Maria di Magdala, è rubricata Gesù “l’Amico dei Peccatori!”

Santità, questo film splendido segue quello di un altro grandissimo regista italiano di nome Pier Paolo Pasolini: “Vangelo secondo San Matteo”!

Splendido film anch’esso.

Non so di Zeffirelli, ma Pasolini era notoriamente un omosessuale eppure che bel messaggio di speranza e di fede nel Cristo e nella Sua Chiesa è riuscito a dare a chiunque volesse ascoltare, comprendere e vedere, in quel film, che – ricordo bene – ci fu fatto vedere anche in Seminario nel 1965 e sotto la rigida disciplina seminariale allora in vigore (Rettore Monsignor Cantieri e Vice Rettori: Don Bartolomei e Don Cerri) a Lucca!

Io, non sono né un regista né un artista, ma semplicemente un laico come tanti, Santità, nella Chiesa cattolica apostolica romana, e, fra l'altro, non sono un omosessuale.

 

20. Chi fra i “chierici”, secolari o regolari, i “Vescovi”, i “Cardinali”, e noi <Laici> non può essersi sentito qualche volta come gli Apostoli addormentati nell’Orto del Getzemani, oppure come San Pietro e gli altri Apostoli che rinnegano persino d’essere Discepoli del Cristo, oppure come Giuda?

 

21. Chi fra le Donne, “laiche” o “consacrate a Dio”, non può non essersi sentita qualche volta come Maria la Maddalena?

 

22. Santità, io so abbastanza bene o per lo meno credo e forse al meglio di altri, per aver praticato gli ambienti della Vostra Sede Apostolica e del Vaticano per 20 anni (dall’ottobre 1984 al dicembre 2004), quanto siano complesse lì le cose, forse molto più complesse che altrove in altre entità ed istituzioni a portata e rilevanza internazionale, ma so anche che grande è la Provvidenza e la Fede in Cristo della Sua Chiesa, che ha in Voi il proprio Supremo Pastore!

Io avrò sbagliato anche i modi e i termini di come ho scritto, anche nel recente passato (intendo riferirmi ai miei scritti del 2003: la mia lettera aperta al Santo Padre il Papa Giovanni Paolo II e le mie due lettere a Voi dirette quale Capo Dicastero della Dottrina della Fede), ma come fare, come tacere di fronte a tanta empietà e iniquità nei confronti delle persone da me assistite e patrocinate in relazione alle cause ecclesiastiche di nullità matrimoniale, di cui ieri sono stato avvocato e oggi, purtroppo, sono testimone?

Come fare, come reagire per far affermare i principi di quel diritto dello Stato Italiano e della Chiesa cattolica che mi sono stati insegnati (o che io ho appreso e per come li ho appresi) sia all’Università degli Studi di Pisa che alla Pontificia Università San Tommaso in Roma che allo Studio Rotale?

Sapevo bene che mi ponevo di fronte ad ulteriori bastonate e già non ne avevo avute poche dalla Chiesa cattolica fiorentina, che per via nel tempo aveva trovato anche altri fecentile eco non solo in sede ecclesiastica ma anche in sede civile e in tal caso solo per confusioni informative e deviate provenienti, purtroppo, da tale sede ecclesiastica fiorentina!

Ma come potevo rinunciare a compiere, per come ho potuto e per come mi hanno consentito, il mio dovere anche in base alla norma del can. 212 § 3 del vigente Codice di diritto canonico per la Chiesa cattolica latina ed anche in base a quanto sta scritto nei passi precedenti, quelli citati poco sopra della “Gaudium et Spes” e che, riferendosi alla Dignità della persona umana, parlano: “De homine ad imaginem Dei”, “De peccato”, “De hominis constitutione”, “De dignitate intellectus, de veritate et de sapientia”, “De dignitate conscientiae moralis”, “De praestantia libertatis” (in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 696 et sequ.) e che tutti si concludono nel “De Christo Novo Homine” (in Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II, op. cit., pp. 709-712) , con quell’incarnazione del Verbo, a cui Voi, nella Vostra “Omelia” del 1° gennaio 2006 avete fatto riferimento?

 

23. Santità, anche solo ad una superficiale lettura sia del decreto di sospensione ecclesiastica fiorentina dal T.E.R.E. del 6.4.1988 a firma di Monsignor Fazzi sia del decreto di radiazione ecclesiastica fiorentina dal T.E.R.E. dell'8.4.1990 a firma del Cardinale Piovanelli emerge a tutto tondo la vacuità delle accuse a me rivolte in tali decreti e la nullità per violazione di norme fondamentali, fra le quali quelle del diritto di difesa, che affligge irrimediabilmente la liceità e la legittimità di tali due provvedimenti disciplinari a suo tempo adottati dalla Chiesa di Firenze nei miei confronti in relazione a tale T.E.R.E. o Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco.

E come a nessuno sfugge che il primo dei due provvedimenti è datato 6.4.1988, a nessuno sfugge che la mia nomina da parte della Sede Apostolica ad "Avvocato Rotale" è di alcuni mesi dopo ma di quello stesso anno 1988, è cioè del 3 dicembre 1988, come altresì a nessuno sfugge che la mia abilitazione all'esercizio professionale forense rotale, conferitami dalle stesse Autorità della Vostra Sede Apostolica è di quello stesso anno 1988, e cioè del 13 dicembre 1988, ovverosia di quello stesso anno, ma vari mesi dopo, in cui mi è stato inflitto, vari mesi prima, quel decreto di sospensione "biennale" ecclesiastica fiorentina dal T.E.R.E. a firma Fazzi che preannuncia, anzi che ordina al Signor Cardinale Piovanelli, la mia futura radiazione ecclesiastica fiorentina, avutasi poi con il decreto di radiazione ecclesiastica fiorentina e "per sempre" (quasi un anatema!) dell'8 aprile 1990 dal T.E.R.E. e proprio esattamente 2 anni dopo quel decreto di sospensione "biennale" dal patrocinio delle cause di nullità di matrimonio datato 6 aprile 1988:

1. un per davvero singolare decreto di sospensione,

2. che, inoltre, nel mentre mi sospende nel contempo mi autorizza a poter continuare il patrocinio delle cause introdotte dinanzi ad Esso T.E.R.E. prima di tale data,

3. e che mi viene inflitto perché io, d'intesa con i miei patrocinati, ho rinunciato ai miei  compensi professionali e li ho devoluti in opere di carità ad enti ed istituti ecclesiastici, ricevendone in riscontro, fra l'altro, elogi da parte dei rispettivi Vescovi delle rispettive Diocesi Toscane, destinatarie di tali devoluzioni caritative!

 

24. Eppure Monsignor Fazzi, quale Vicario Giudiziale di tale T.E.R.E. aveva dato immediata debita notizia scritta alla Sede Apostolica di tale decreto di sospensione biennale inflittomi illecitamente e ingiustamente quel lontano 6.4.1988 e cioè aveva debitamente e prontamente di esso decreto informato oltre al Cardinale Silvano Piovanelli, Presidente di tale T.E.R.E. e Arcivescovo di Firenze e Presidente della Conferenza Episcopale Toscana e Vice Presidente della Conferenza Episcopale nazionale Italiana, anche il Decano del Vostro Tribunale della Vostra Romana Rota oltre al Direttore dello Studio Rotale e oltre al Vostro Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e oltre alla Segreteria di Stato.

Ma evidentemente la Vostra Sede Apostolica giudicò diversamente tale decreto di sospensione biennale ecclesiastica fiorentina, tant'è che:

1. mi ammise nell'ottobre di quello stesso anno 1988 a poter sostenere gli esami finali per il conseguimento del diploma di avvocato rotale;

2. mi proclamò avvocato rotale pubblicamente e con pubblicazione sull'Organo Informativo della Sede Apostolica e cioè sul quotidiano <L'Osservatore Romano> del " dicembre di quello stesso anno 1988;

3. mi abilitò all'esercizio professionale forense massimo il 13 dicembre di quello stesso anno 1988, iscrivendomi nell'Albo degli Avvocati Rotali e dei Procuratori Rotali patrocinanti dinanzi il Vostro Tribunale della Romana Rota in Vaticano e dinanzi al Vostro Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica in Vaticano, con diritto e privilegio di patrocinio di qualsivoglia causa e dinanzi a qualsivoglia Tribunale Ecclesiastico a livello mondiale in favore dei <Laici>, dei <Chierici> ivi inclusi i Vescovi ed i Cardinali, dei Religiosi e delle Religiose appartenenti a qualsivoglia Istituto di Vita Consacrata e di  Società di Vita Apostolica, tanto diocesani quanto regolari o religiosi, e di Prelature

Personali ;

4. mi ha annoverato fra i propri avvocati rotali anche nell'anno 1990 e nel 1991, nonostante che il decreto di radiazione ecclesiastica fiorentina "per sempre" a firma del Cardinale Silvano Piovanelli fosse dell'8 aprile dell'anno 1990;

5. mi ha abilitato a difendere personalmente e quale avvocato di me stesso la mia causa avverso tali due decreti ecclesiastici fiorentini dinanzi al Vostro Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica negli anni 1992 e 1993, nei quali per altro non sono annoverato  nell’Albo degli Avvocati e Procuratori del Vostro Dicastero Tribunale della Rota Romana;

6. mi ha, al termine di tale processo in Segnatura e con proprio decreto del novembre 1993, di nuovo annoverato fra i Vostri Avvocati Rotali e Procuratori Rotali senza soluzione di continuità fino a tutto l'anno 2004.

 

25. A nessuno sfugge, dunque, che di tale decreto di radiazione ecclesiastica fiorentina  dell'aprile 1990, di tanto in tanto ma proprio in correlazione a determinati miei incarichi a rilevanza "sensibile" pubblica ecclesiastica, sia stato fatto un uso "politico ecclesiastico" con ricadute non indifferenti, purtroppo, anche in ambito "politico civile".

Ma questo avviene; è già avvenuto ad altri prima di me.

La Storia della Chiesa è piena anche di casi come il mio, anche se sono stati casi relativi a grandi personalità, nel mentre io non lo sono, non mi sento e non mi reputo una grande personalità ma semplicemente un uomo, laico nella Chiesa cattolica apostolica romana, avvocato rotale e dunque avvocato:

1. un avvocato che, per come ha potuto e per come gli hanno consentito di fare, HA DIFESO i propri assistiti e i propri patrocinati né più né meno di quel che fa qualsivoglia avvocato, non importa se avvocato patrocinante nella Chiesa o dinanzi lo Stato,

2. o, se vogliamo, "mutatis mutandis", né più né meno come fa un <Chierico> che difende quella porzione del popolo di Dio a lui affidata

3. ma comunque di un uomo, un uomo di Fede, che ha cognizione debita dei propri limiti  umani, della complessità e vastità e natura del sistema ordinamentale nel quale è  <avvocato rotale> ed in cui è abilitato ad esercitare le proprie funzioni di <avvocato> con titoli e diplomi di massima dottrina e livello professionale giuridico, ma che nel contempo è anche appassionato: ama il proprio lavoro e, da laico ex seminarista, lo vive come una "vocazione" alla cui preparazione ha dedicato tanti anni di duro studio e di duro lavoro!

 

26. E certamente anche il sottoscritto <avvocato rotale>, ipotizzo come qualsivoglia altro  avvocato (vuoi appartenente ad uno degli Ordinamenti Forensi statali vuoi appartenente ad uno degli Albi forensi ecclesiastici di qualsivoglia Tribunale Ecclesiastico a livello mondiale ma inferiore al Tribunale di Superiore Istanza quale è il Tribunale della Rota Romana in Vaticano, vuoi appartenente appunto al Foro Superiore della Rota Romana, come era il  sottoscritto) non esaurisce la propria vita solo nell'esercizio professionale forense ma esprime - e ne ha diritto e talora il dovere - anche proprie opinioni sia su temi generali che su problematiche particolari al di fuori di quanto egli pure va a scrivere nei casi concreti di ciascuna singola causa, nella quale è avvocato di fiducia oppure, come in altre cause da me trattate dinanzi la Vostra Rota Romana, sono stato avvocato ex officio oppure Difensore del Vincolo, etc… oppure, come fu per il caso delle accuse rivolte ingiustamente al Cardinale Michele Giordano Arcivescovo di Napoli, svolge le delicatissime funzioni pubbliche ecclesiastiche di Inquirente ex canoni 1717 e ss. del vigente Codice di diritto canonico per la Chiesa cattolica latina.

 

* * *

 

SANTITA’

 

Io ho cercato, per come ho potuto e per come mi è stato consentito, di fare onore a quanto di veramente bello su di me

• scrisse (all.to _x n_) all'allora Decano della Vostra Rota Romana, Monsignor Arcivescovo Ernesto Maria Fiore, in quell’ormai lontano 1988 il Professor Dottor P. Mark Said, O.P., quale Decano della Facoltà di diritto canonico presso la Pontificia Università San Tommaso in Roma ma soprattutto quale mio Maestro;

• scrisse (all.to _x n_) all'allora Decano della Vostra Rota Romana, Monsignor Arcivescovo Ernesto Maria Fiore, in quell'ormai lontano 1988 il Presidente della Fondazione del Santo Padre il Papa Giovanni Paolo II, Monsignor Arcivescovo Szczepan Wesoly, Rettore anche della Chiesa di San Stanislao in Roma, che mi aveva onorato dell'incarico professionale, fra l'altro, di portare a termine l'annosa questione della <Crypta Balbi>, questione che io portai ben a termine, come confermano gli atti approvati anche dalla Segreteria di Stato e proprio dall'attuale Signor Cardinale Giovanni Battista Re, oggi Cardinale Prefetto del Dicastero dei Vescovi, all'epoca invece ancora Monsignore Arcivescovo e in Segreteria di Stato;

• scrisse (all.to _x n_) allora in quel lontano ottobre 1988 al Vostro Studio Rotale il Signor Avvocato Marcello Pellegri, all’epoca Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lucca.

Si evitino, potendolo, ulteriori ingiustizie e ulteriori iniquità.

Si dia giustizia alla (memoria della) Signora Cosetta Bambara e ad altri citati in questo mio scritto.

Con l’occasione, e dato che io non sono più annoverato fra gli avvocati rotali del Vostro Albo di Avvocati Rotali e di Procuratori Rotali del Vostro Tribunale della Rota Romana, Santità, Vi prego di voler guardare ai diritti e agli interessi degli Avvocati Rotali e non

Rotali, patrocinanti dinanzi ai Vostri Tribunali, in particolare se LAICI, sia della Rota Romana che degli altri Tribunali Ecclesiastici a livello mondiale inferiori al predetto Tribunale Apostolico di Superiore Istanza.

Siano rispettate le norme canoniche che prevedono per essi (ma non solo per essi Laici) determinati profili di diritto del lavoro e previdenziale e assistenziale, quali sono quelli, ad esempio, indicati chiaramente anche nella norma del can. 231 del vigente Codice di diritto canonico per la Chiesa cattolica latina.

Per me - ma a quanto mi risulta non solo per me ma anche per tanti tanti miei Colleghi patrocinanti dinanzi il Tribunale della Rota Romana e dinanzi agli altri Tribunali Ecclesiastici, vuoi di prima che di seconda istanza, vuoi che si tratti di Avvocati Rotali che di Avvocati Non Rotali - tali diritti e interessi, pur se contemplati in tale norma, sono stati spregiati, nonostante tutto e soprattutto nonostante la mia riconosciuta esperienza e perizia in tema di diritto del lavoro e previdenziale, tanto statale (tesi in diritto del lavoro a Pisa) quanto ecclesiastico (per  mia iscrizione presso l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica per un quinquennio a decorrere dall'anno 1998: iscrizione poi da me più non rinnovata) .

Io, confesso, devo ringraziare quella concezione bellissima che della <Fede> in Cristo e della Sua <Chiesa> mi hanno insegnato e testimoniato: i miei genitori, in particolare mio padre Morosino Incerpi, Militare della Guardia di Finanza; il mio Parroco, che mi tenne a battesimo, Don Vittorio Landucci, Docente anche di Pastorale presso il Seminario Arcivescovile di Lucca; il mio Professore di Religione al Liceo Classico-Ginnasio di Stato “N. Machiavelli” di Lucca, Don Angelo Monsignor Matteoli, Docente anche di diritto canonico presso il Seminario Arcivescovile di Lucca, Vicario Giudiziale del Tribunale Arcidiocesano di Lucca, Giudice presso quel T.E.R.E. di Firenze e che tanto fu fatto soffrire da tale Monsignor Fazzi Mario; tanti altri Sacerdoti, Suore e Laici e Laiche, incontrati e conosciuti nel mio ufficio di avvocato rotale e prima ancora da studente presso le scuole pontificie e che vivono in molte parti del mondo a compiere quotidianamente il loro dovere <proprio> e il cui elenco sarebbe troppo lungo se qui di seguito io lo facessi, ma che sono tutti, tutti quanti, sempre ogni giorno nel mio cuore: nel mio cuore!

Santità, Papa Bendetto XVI, a Voi mi prostro supplice in ascolto e in trepida attesa, non per me, ma per le persone, per le quali mi sono permesso di scriverVi la presente non per far punire qualcuno, sia esso chierico o altro, ma semplicemente per commuoverVi, Santità, e con Voi commuovere le altre competenti legittime Autorità della Chiesa cattolica apostolica romana, a cui per intero va la mia stessa vita, anche se ormai non più il mio ruolo difensivo di <avvocato>: <avvocato rotale>.

Anche io ho perdonato e, se ho scritto quanto qui mi permetto di scriverVi, Santità, l’ho fatto solo per la memoria della Dignità Umana della Signora Cosetta Bambara, che merita, merita, Santità, <giusta giustizia ecclesiastica>: non solo lei, ma anche le altre persone nominate e bisognevoli della <giusta giustizia ecclesiastica>.

Inoltre nemmeno la Rota Romana in questo caso può negare l'esistenza di legittime aspettative da parte del Signor Dr Bruno Turci, come non le poteva negare quando ancora la Signora Cosetta Bambara, Sua dilettissima compagna di vita e mia patrocinata, era in vita, proprio tenuto conto della lettera del 2003 del Ponente di tale e cioè Monsignor Prelato Uditore Giuseppe Sciacca, ultimo Giudice Istruttore della causa "Bambara-Bertozzi" pendente in Rota.

Fate in modo, Santità, Voi che lo potete, fate in modo di far tenere alta la Speranza, la  Fede e la Carità della Santa Chiesa e nella Santa Chiesa del Cristo, di cui Voi siete il Supremo Pastore quale Vescovo di Roma, successore del Principe degli Apostoli del Cristo.

Felicissimo Nuovo Anno 2006 e ogni bene, Santità, nel Vostro Supremo Ministero!

A Voi, Santità, con tutto il cuore

un Vostro figlio qualunque del popolo italiano, cittadino dell’Italia

un Vostro figlio, laico qualunque, battezzato nella Chiesa cattolica apostolica romana

 

 

Maurizio Incerpi

Allegati indicati nel corpo della presente lettera

uno dei tanti modi di vanificare il pontificato di Papa Benedetto XVI è quello di “ovattare” la dura realtà emersa sotto il Suo Sommo Pontificato